Comunicazione CAFI UNESCO del 11 Settembre 2019

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 A tutta la comunità dei falconieri italiani.

Cari amici, siamo felici nel comunicarvi un importante risultato, unico, non solo nella storia italiana, ma anche tra le altre 17 nazioni in cui la Falconeria è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco.

Il Coordinamento formato dalle 5 associazioni firmatarie della candidatura – Circolo Falconieri d’Italia per lo studio e protezione dei rapaci, FIF (Federazione Italiana Falconieri), Fondazione Lanario, OFI (Ordine dei Falconieri d’Italia), UNCF (Unione Nazionale Cacciatori Falconieri) – ha partecipato, con esito positivo, al Bando Ministeriale nr.5021/2018 per l’erogazione di fondi destinati alle misure di sostegno per gli elementi del patrimonio culturale immateriale, così come previsto dalla Legge 77/2006.
L’associazione CPF (Conservazione Progresso Falconeria), anch’essa firmataria della candidatura, ha invece formalmente espresso la volontà di non partecipare alla presentazione del bando.

Il bando è stato presentato dall’Istituto Oikos Onlus di Milano quale soggetto referente unico e beneficiario, a seguito di un atto d’intesa formalmente sottoscritto con il Coordinamento, in quando ente provvisto delle qualifiche, capacità gestionali, di cofinanziamento e spesa richieste dal bando ministeriale.

Oggetto del bando è un lo sviluppo di un piano di salvaguardia dell’elemento Falconeria, un patrimonio umano vivente, secondo le indicazioni e le direttive della Convenzione UNESCO 2003.

Il progetto “Arte della falconeria: piano di salvaguardia di un rapporto sostenibile tra uomo, rapaci e natura”, presentato e ritenuto ammissibile di finanziamento nel giugno 2019, sarà articolato nel corso di 18 mesi in molteplici attività tra cui:

- Analisi dello stato dell’arte della falconeria in Italia;
- Analisi del quadro normativo di riferimento nazionale ed internazionale;
- Formazione e consultazioni con la comunità dei falconieri e gli stakeholder volte alla stesura e all’approvazione di un Piano di Salvaguardia;
- Identificazione di un sistema di governance condiviso e duraturo;
- Identificazione partecipata di una strategia di comunicazione sul ruolo della falconeria come patrimonio culturale immateriale (PCI);
- Studio delle relazioni tra falconeria e conservazione di ambiente e biodiversità;
- Definizione condivisa di un codice etico e linee guida riconosciute dalla comunità
- Analisi del ruolo dei musei nella salvaguardia della falconeria come PCI e identificazione di almeno due itinerari culturali in Italia
- Produzione di materiali informativi e di comunicazione
- Percorsi educativi con le scuole;
- Aggiornamento dell’inventario partecipativo (MODI)
- Seminario internazionale sul valore del patrimonio culturale immateriale e dalla sua valorizzazione in ambito museale, in particolar modo nell’ambito della falconeria.

Tutti i prodotti, i materiali e le iniziative informative oggetto del progetto finanziato dovranno evidenziare la fonte di finanziamento e il logo del MiBAC.

Il supporto diretto del Ministero dei Beni Culturali, non solo al finanziamento, ma anche con il proprio logo alle azioni del piano di salvaguardia che verranno definite nei prossimi mesi in condivisione con la comunità dei falconieri sarà di enorme importanza per l’immagine e nei confronti della società civile della falconeria e ne testimonierà il valore.

Tutte le informazioni sulle iniziative e le attività legate alla definizione Piano di salvaguardia e alle azioni previste saranno comunicate dalle associazioni del coordinamento e accessibili alla pagina Facebook :“ CAFI Unesco” , e saranno condivise in modo capillare in tutte le altre pagine social e siti internet delle diverse associazioni in attesa dell’apertura di un sito riservato al coordinamento.

Vi invitiamo, inoltre, se particolarmente motivati e preparati a portare un contributo al progetto, di contattare una delle associazioni del coordinamento o il responsabile tecnico del progetto (Patrizia Cimberio – cimberio@iaf.org).

Vi terremo costantemente informati riguardo gli sviluppi delle azioni del progetto “Arte della falconeria: piano di salvaguardia di un rapporto sostenibile tra uomo, rapaci e natura” .

Buoni voli!

I Membri del Coordinamento

Umberto Caproni, Circolo Falconieri d’Italia per lo studio e protezione dei rapaci,
Mauro Baletti, FIF (Federazione Italiana Falconieri),
Alessio Pizziol, OFI (Ordine dei Falconieri d’Italia),
Agostino Pasquariello, UNCF (Unione Nazionale Cacciatori Falconieri)
Franco Gaeti ( Associazione Fondazione Lanario)

La falconeria italiana è stata riconosciuta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’umanità

Il coordinamento per il riconoscimento della “Falconeria Italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità” , composto dalle seguenti associazioni di Falconeria : UNCF (Unione Nazionale Cacciatori Falconieri),FIF ( Federazione Italiana Falconieri), OFI (Ordine Falconieri D’Italia), CPF (Conservazione Progresso Falconeria) Circolo Falconieri D’ Italia, Associazione Fondazione Lanario, sotto la supervisione della Dott.ssa Patrizia Cimberio (IAF) e della la Dott.ssa Elena Sinibaldi è lieto di comunicare che:

 

In data odierna, durante “l’XI Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale “,  svoltosi presso la città di Addis Abeba (Etiopia), anche la falconeria Italiana è stata riconosciuta ufficialmente come “Patrimonio Immateriale dell’Umanità”,ed è stata aggiunta alla lista che ora conta ben 18 paesi.

 

Questo importantissimo traguardo è stato reso possibile grazie alla collaborazione di molte realtà di falconeria sul territorio italiano (associazioni e singoli) , che con spirito di sacrificio e dedizione hanno raggiunto la meta, così ambita fin dal lontano 2009.

 

Un ringraziamento speciale va alla Dott.ssa Patrizia Cimberio che in prima linea, si è impegnata per tutti questi anni per ottenere il riconoscimento, e alla Dott.ssa Elena Sinibaldi che ha reso possibile l’attuazione del nostro progetto.

Un ringraziamento infine va a tutti quei falconieri che hanno sempre creduto in questo sogno e lavorato duro per ottenerlo.

Segue comunicato stampa ufficiale:

 

Addis Abeba, 1 dicembre 2016, XI Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale

Oggi, l’UNESCO ha incluso la falconeria italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Si tratta di un importante riconoscimento per un’antica arte tramandata fino ad oggi che trova le sue radici nella storia italiana come pratica di vita ed importante elemento diplomatico, soprattutto nel Rinascimento, che ha visto protagonisti gli Sforza a Milano e i Gonzaga a Mantova e ancor prima il fondamentale contributo di Federico II di Svevia.

La candidatura della falconeria come patrimonio vivente dell’umanità è il risultato di una collaborazione internazionale, sotto la guida e il coordinamento dagli Emirati Arabi Uniti, che oggi include 18 paesi a dimostrazione del carattere diffuso che questa pratica riveste nel mondo e del dialogo interculturale che è capace di generare.

Oggi l’UNESCO ha incluso la grande tradizione della falconeria italiana, iniziata dall’Imperatore Federico II di Svevia e portata allo splendore dagli Sforza, i Gonzaga e gli Este, al riconoscimento ottenuto nel 2010 della Falconeria come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Ora le comunità internazionali impegnate nella salvaguardia e nella trasmissione di questo patrimonio culturale condiviso, che implica una stretta relazione uomo, ambiente e natura, sono ben 18: Italia, Belgio, Francia, Spagna, Germania, Portogallo, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Mongolia, Kazakistan, Pakistan, Marocco, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Siria, Arabia Saudita e Korea.

La falconeria italiana, nel corso dei secoli, ha lasciato un profondo segno nella nostra storia e cultura di cui ci rimangono innumerevoli testimonianze nell’arte, nell’architettura e nella letteratura. In Italia, la storia della falconeria, inestricabilmente legata alla figura dell’imperatore Federico II di Svevia autore del famoso trattato De arte venandi cum avibus, di straordinaria importanza naturalistica, ha raggiunto il suo apice nel Rinascimento.

I mutamenti culturali e ambientali sopraggiunti con l’urbanizzazione e la riduzione dell’ambiente rurale a scapito di quello industriale, hanno portato a partire dal XVIII secolo un costante declino della falconeria in Italia, fino ad una sua pressoché totale scomparsa, a differenza di altre nazioni dove invece la trasmissione di generazione in generazione di questa tradizione culturale non si è mai interrotta.

Ma proprio questo presupposto di esistenza della falconeria grazie alla sua trasmissione formale ed informale, ne ha permesso la rinascita in Italia negli anni ’60, a seguito del contatto con alcuni falconieri inglesi.
Oggi in Italia la falconeria è praticata da un numero sempre crescente di persone, tra cui molti giovani e donne, ed esprime il bisogno intimo di ogni essere umano di avere un contatto reale ed istintivo con l’ambiente, la natura e le sue dinamiche.

Il Coordinamento delle Associazioni di Falconeria Italiane e la comunità dei falconieri italiani, guarda a questo importante riconoscimento con grande soddisfazione ma anche con piena consapevolezza dell’impegno che comporta e della responsabilità di trasmettere alle future generazioni il rispetto per la natura e delle capacità di interagire con essa secondo principi etici, contrastando ogni forma di bracconaggio o di illegalità.

La comunità dei falconieri italiani, insieme al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ha lavorato a questa candidatura per poter salvaguardare e valorizzare l’arte della falconeria quale pratica culturale sostenibile.

In questa importante giornata per la storia della falconeria italiana, la comunità si ritrova unita nel ringraziare gli Emirati Arabi Uniti e tutti gli altri paesi coinvolti nell’iscrizione per il supporto dato alla candidatura italiana, oltre al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Segretariato Generale, Servizio I, coordinamento relazioni internazionali e Ufficio Unesco – per l’accurato lavoro tecnico.

Un particolare ringraziamento va alla dott.sa Elena Sinibaldi per il suo importante contributo al percorso di candidatura e all’attività di relazioni internazionali, oltre alla dott.sa Patrizia Cimberio, membro del board dell’International Association for Falconry and Conservation of Birds of Prey (IAF) – NGO riconosciuta dall’UNESCO – che ha sempre creduto nella possibilità della comunità dei falconieri italiani di essere supportati a livello internazionale e di ottenere questo riconoscimento per garantire alle nuove generazioni la trasmissione di questi valori culturali.

 

 

 

 

 

Comunicato stampa su annoso problema Aquile di Bonelli siciliane

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Dalla parte dell’Aquila di Bonelli “senza se e senza ma”.
Falconieri uniti contro il bracconaggio

Ogni anno, con l’arrivo del periodo primaverile i siti siciliani di riproduzione dell’aquila del Bonelli diventano preziosi proprio per la protezione della biodiversità di una regione tra le più ricche nella nostra nazione, dove l’aquila del Bonelli, una specie in via di estinzione, scomparsa per sempre dalla Sardegna, sopravvive solo in poche decine di esemplari. Trafficanti e bracconieri senza scrupoli sono pronti a mettere a rischio la sopravvivenza stessa della specie per un mero e turpe guadagno economico, o per avere un animale da collezione, incuranti del danno irreparabile che portano a una specie così a rischio. Il traffico delle Bonelli, pur partendo dall’Italia, vede spesso coinvolti paesi d’Oltralpe complici o mandanti dei furti dei pulli che spesso, dopo essere ‘legalizzati’ e forniti di documenti regolari in altre nazioni, vengono acquistati da falconieri tuttavia ignari della loro provenienza illecita. I falconieri, nel corso dei secoli, hanno dimostrato una grande attenzione alla conservazione dei rapaci, del loro ambiente e delle loro prede e negli anni ’60 hanno contribuito fortemente a impedire l’estinzione del falco pellegrino negli Stati Uniti d’America a causa dell’uso massiccio del DDT, grazie a progetti di reintroduzione guidati dai falconieri del Peregrine Fund. Così come i falconieri, i biologi del CMS, il Gruppo per l’utilizzo sostenibile delle risorse dell’IUCN e il BirdLife International collaborano insieme da anni nella Saker Task Force per la conservazione del falco sacro: nelle steppe della Mongolia solo il problema dell’elettrocuzione causa la morte di circa 55 falchi sacri ogni 10 km all’anno. I veri falconieri non hanno nulla a che vedere con quelle ‘mani illegali’ che prelevano i piccoli dai nidi e sono pronti a impegnarsi in operazioni di supporto, sorveglianza e contrasto a tali pratiche illegali e inaccettabili. Accanto ad un’attenzione ferrea, non solo locale, ma anche a livello nazionale e internazionale, occorre individuare i manovratori e i destinatari di tali specie protette, in un mix di collaborazione fattiva tra i volontari della conservazione, le autorità pubbliche preposte al controllo del territorio e della fauna selvatica e i falconieri.
È assolutamente indispensabile che le istituzioni stesse si facciano carico del problema, mettendo in campo piani e azioni coordinate, che siano costanti e ripetute nel tempo.Non si deve perdere altro tempo: lo impongono i numeri così fragili della popolazione dell’Aquila del Bonelli, poche decine, e le ultime coppie dell’avvoltoio capovaccaio presenti in Sicilia. La stessa allerta e attenzione va riservata anche per la più importante popolazione di falco lanario in Europa, circoscritta in aree localizzate e ben definite del territorio siciliano. Occorre una chiara volontà, per difendere i nidi dell’Aquila del Bonelli e altre specie protette e per cercare di stroncare in modo definitivo questo traffico non solo illegale ma a dir poco indecente.
I falconieri italiani sono pronti alla collaborazione fattiva sul campo e sono pronti a impegnarsi nei tempi più brevi possibili nella creazione di un Albo dei falconieri e degli allevatori, con relativo codice etico e comportamentale, oltre che di un registro di proprietà delle specie più a rischio con dati anagrafici e indicazione di numero di anello (o chip di identificazione) e relativo CITES, oltre che, in caso di dubbi sulla provenienza, delle analisi genetiche tramite, ormai semplici e non invasive, analisi del DNA. Come già accaduto con successo in Spagna, i falconieri italiani si auspicano, insieme a biologi esperti di conservazione e allevatori di rapaci, della creazione anche in Italia di un centro per la conservazione riproduzione in cattività dell’Aquila del Bonelli e di altre specie a rischio per successivi progetti di reintroduzione.

Unione Nazionale Cacciatori con il Falco (UNCF)
Associazione Conservazione e Progresso della Falconeria (CPF)
Ordine dei Falconieri d’Italia
Circolo dei Falconieri d’Italia
Associazione Fondazione Lanario
Sifap Federfauna

Da Paolo Caprioglio “Delibera Corvidi Valle D’Aosta”

1

L’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Renzo Testolin, fa presente alla Giunta

regionale che alcune specie di corvidi presenti in Valle d’Aosta, ghiandaia, cornacchia grigia e

cornacchia nera, sono responsabili di danni rivolti a frutteti e vigneti, colture che, in

considerazione delle peculiarità agricole valdostane, sono da considerarsi di alto pregio e

d’importanza sia economica (produzioni di alta qualità) che turistico/ambientale (diversificazione

paesaggistica con alternanza di diverse colture agrarie, recupero di siti incolti ed abbandonati

mediante creazione di nuovi vigneti e frutteti di montagna), con conseguente disagio e perdita

economica da parte dei proprietari dei fondi interessati.

Evidenzia che la Ghiandaia è una specie di ambiente boschivo ed è soggetta a spostamenti

autunnali invasivi legati alla carenza di cibo nell’area di origine; si nutre sia di semi di varia natura

(grano, avena, mais e orzo) sia di frutti (ghiande, mele, albicocche, ecc.) e di un’ampia gamma di

prede animali.

Sottolinea che la Cornacchia nera, specie onnivora di ambienti parzialmente alberati, è

stata favorita dalle trasformazioni ambientali operate dall’uomo, non ultima la creazione di

discariche, e ne segue gli insediamenti sino a quote più elevate; è una specie molto diffusa in

Valle d’Aosta e grazie alla notevole intelligenza ed alla capacità di trovare cibo, ha un basso

rischio di estinzione.

Fa presente che la Cornacchia grigia è presente con piccoli numeri soprattutto in bassa

Valle ed ha abitudini alimentari e comportamentali simili a quelle della Cornacchia nera; rimane,

di norma, confinata agli ambienti di pianura e non sale quasi mai di quota.

Evidenzia che negli ultimi anni, inoltre, si è osservata la comparsa e un deciso aumento

anche della specie Gazza, soprattutto sino a 600 m di quota, senza, per il momento, ricevere

segnalazioni di danni all’agricoltura.

Sottolinea che le specie di cui trattasi sono responsabili di interferenze ed impatti alle

attività antropiche, in particolare, per quanto attiene alla ghiandaia, il danno maggiormente

avvertito sul territorio regionale è quello a carico dei meleti e, anche se il valore economico dei

danni arrecati da questa specie in termini assoluti non è elevato, in realtà, la percezione soggettiva

degli stessi da parte dei produttori risulta molto amplificata a livello psicologico, soprattutto alla

luce delle modalità colturali legate ad attività familiari e part-time.

Ricorda che questi corvidi, oltre alle coltivazioni, possono procurare danni anche al

patrimonio faunistico, essendo dotati di eccezionale capacità predatoria nei confronti di uova e

pulli e potendo arrivare a ridurre i contingenti di altre specie ornitiche, in particolare di quelle che

nidificano sul terreno.

Informa che per quanto attiene alle cornacchie, oltre ai danni ai frutteti, si registra un

rischio d’impatto molto serio per la navigazione aerea, come segnalato dalla società che gestisce

l’aeroporto Corrado Gex.

Evidenzia che, per ridurre le problematiche sopra descritte, la Regione ha messo in atto

diverse azioni di difesa delle colture o di allontanamento dei corvidi di tipo ecologico quali, ad

esempio, reti, zimbelli, detonatori acustici, ecc., le quali, purtroppo, si sono dimostrate poco

efficaci nonché di difficile realizzazione pratica ed economicamente poco sostenibili.

Richiama la legge regionale n. 64 del 27 agosto 1994, ed in particolare l’art. 18, il quale

prevede che la Giunta regionale, sulla base di segnalazioni, rilevazioni o censimenti, dai quali

2

emerga che l’eccessivo moltiplicarsi di determinate specie animali provoca alterazioni

dell’equilibrio naturale ed arreca gravi danni alle produzioni agro-forestali o al patrimonio

faunistico o pone gravi problemi di ordine sanitario, può disporre, verificata l’inefficacia di metodi

ecologici di controllo, sentito l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ex

Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), la cattura o l’abbattimento di esemplari delle suddette

specie con mezzi selettivi, anche nelle zone vietate alla caccia, ad esclusione dei parchi naturali

regionali, nei periodi tecnicamente più idonei al raggiungimento dei risultati prefissati, anche al di

fuori del periodo venatorio.

Riferisce che, in considerazione di quanto sopra, l’Amministrazione regionale, tramite il

competente Ufficio per la fauna selvatica della Struttura Flora, fauna, caccia e pesca, il personale

del Corpo forestale della Valle d’Aosta, i proprietari e conduttori dei fondi ricompresi nei territori

interessati dai danni ed i cacciatori esperti abilitati, ha attuato, fino dal 2002, specifiche azioni di

controllo numerico delle citate specie, le cui modalità sono state approvate con specifiche

deliberazioni della Giunta regionale.

Fa presente che le sopraccitate modalità prevedevano, tra l’altro, degli abbattimenti nel

periodo ricompreso tra il 15 giugno ed il 15 settembre di ogni anno, mediante l’utilizzo del fucile

(per la sola specie ghiandaia), nonché delle catture per mezzo di specifiche gabbie (per la sola

specie cornacchia), posizionate nei siti ritenuti idonei dalle competenti stazioni forestali ed

affidate anche a personale esterno all’Amministrazione regionale, al fine del raggiungimento degli

obiettivi prefissati.

Evidenzia che i prelievi attuati nell’ambito dei piani sono stati finalizzati, non tanto alla

diminuizione del numero degli effettivi di popolazione, quanto, piuttosto, alla realizzazione di un

effetto dissuasivo scoraggiante la presenza degli uccelli nei frutteti.

Rende noto il periodo di validità dei sopraccitati piani di controllo numerici è terminato

nell’anno 2013.

Rileva che, alla luce degli indici di presenza delle specie ghiandaia e cornacchia grigia e

nera riscontrati ed in considerazione dei continui danni arrecati ai frutteti ed ai vigneti, produzioni

agricole di alto pregio e di rilevanza economica e turistico-ambientale per il territorio valdostano,

risulta necessario, al fine di garantire il costante contenimento dei danni alle colture di cui sopra,

proseguire ed incentivare l’attività di controllo numerico delle specie ghiandaia, cornacchia grigia

e nera e gazza per il quinquennio 2014-2018.

Evidenzia che gli interventi volti alla riduzione del numero di esemplari dei corvidi

summenzionati, presenti sul territorio regionale, saranno attuati contestualmente alla

manifestazione dei danni (maturazione dei frutti) intervenendo esclusivamente nei comprensori

maggiormente interessati dagli eventi.

Precisa che, considerata la fenologia della maturazione delle colture danneggiate, le

operazioni di controllo numerico delle specie ghiandaia, cornacchia grigia e nera e gazza saranno

attuate nel periodo compreso tra il 1° giugno ed il 30 settembre, con l’eccezione dell’area

aeroportuale dove potranno essere posizionate trappole operative tutto l’anno ed organizzando il

personale delegato allo svolgimento delle attività programmate (personale del Corpo forestale

della Valle d’Aosta, personale della società aeroportuale, proprietari e conduttori dei fondi

ricompresi nei territori interessati dai Piani di controllo e cacciatori esperti abilitati al prelievo).

3

Evidenzia che il piano di controllo per la specie gazza verrà attuato, al momento, solo nelle

gabbie presenti nell’area aeroportuale.

Sottolinea che i collaboratori ai Piani di controllo numerico delle specie ghiandaia,

cornacchia grigia e nera e gazza esterni all’Amministrazione regionale, sarano nominativamente

incaricati delle operazioni di controllo numerico e che, al fine dell’utilizzo esclusivo e

responsabile delle gabbie di cattura da parte dei citati collaboratori, saranno predisposte apposite

schede personali di “Protocollo di utilizzo delle gabbie-trappola” da sottoscrivere a cura del

collaboratore preposto.

Riferisce che l’I.S.P.R.A ha espresso parere favorevole al prosieguo del piano di controllo

dei corvidi per il quinquennio 2014-2018 all’interno dei territori delle stazioni forestali ove

maggiori sono i danni con la nota n. 29137 del 14 luglio 2014.

Evidenzia che in data 22 luglio 2014, nel corso di uno specifico incontro, sono state

illustrate le linee guida del piano di controllo a tutte le componenti sociali interessate (associazioni

ambientaliste, agricoltori, cacciatori, Institut Agricole Régional, Corpo forestale della Valle

d’Aosta, C.E.R.F.), che hanno riscontrato favorevolmente lo stesso, non sollevando obiezioni.

Propone, pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, di approvare l’allegato Piano di

controllo numerico dei corvidi per il quinquennio 2014-2018, facente parte integrante della

presente deliberazione.

LA GIUNTA REGIONALE

- preso atto di quanto sopra riferito dall’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Renzo

Testolin;

- richiamata la legge 28 febbraio 1992 n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica

e per il prelievo venatorio” e successive modificazioni;

- richiamata la legge regionale 27 agosto 1994 n. 64 “Norme per la tutela e la gestione della

fauna selvatica e per la disciplina dell’attività venatoria” e successive modificazioni;

- richiamato il parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca

Ambientale protocollo n. n. 29137 del 14 luglio 2014;

- richiamatala deliberazione della Giunta regionale n. 2186 in data 31.12.2013 concernente

l’approvazione del bilancio di gestione per il triennio 2014/2016 con attribuzione alle

strutture dirigenziali di quote di bilancio e degli obiettivi gestionali correlati, del bilancio di

cassa per l’anno 2014 e di disposizioni applicative;

- visto il parere favorevole di legittimità sulla proposta della presente deliberazione rilasciato

dal Dirigente della Struttura flora, fauna, caccia e pesca, dell’Assessorato agricoltura e

risorse naturali, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, della legge regionale 22/2010;

- ad unanimità di voti favorevoli,

DELIBERA

1. di approvare il Piano di controllo numerico dei corvidi, per il quinquennio 2014-2018, facente

parte integrante della presente deliberazione;

2. di dare atto che l’attività di controllo numerico dei corvidi è eseguita dai collaboratori esterni

a titolo prettamente volontario e pertanto non comporta oneri a carico dell’Aamministrazione

regionale.

§

4

Allegato alla D.G.R. n. 1068 del 25/7/2014

PIANO DI CONTROLLO NUMERICO DEI CORVIDI IN VALLE D’AOSTA PER IL

QUINQUENNIO 2014/2018.

OBIETTIVO

Il Piano di controllo dei corvidi(ghiandaia, cornacchia nera e grigia e gazza) ha come obiettivo

il contenimento dei danni alle produzioni agricole, in particolare ai frutteti ed in misura minore

ai vigneti e per le specie cornacchia nera e grigia e gazza anche la riduzione del pericolo per la

navigazione aerea nelle fasi di decollo ed atterraggio dei veicoli nell’aeroporto regionale.

DURATA DEL PIANO DI CONTROLLO

Il Piano di controllo dei corvidi è previsto per il quinquennio 2014/2018, tempo ritenuto

indispensabile per dare continuità all’azione di contenimento delle specie e poterne valutare

l’efficacia a lungo periodo.

TERRITORIO INTERESSATO

Gli interventi sono attuati nei comprensori maggiormente interessati dai danni

contestualmente alla manifestazione degli stessi (periodo di maturazione dei frutti) e le aree

marginali del sedime dell’aeroporto di Aosta.

METODOLOGIE IMPIEGATE

1. Utilizzo di gabbie di cattura del tipo Letter-box o Box alla francese.

Le gabbie trappola tipo Letter-Box sono grandi voliere con dimensioni comprese tra

2x2x2 m e 3x4x3 nel cui tetto, spiovente verso il centro, viene lasciata centralmente

un’apertura ad inganno, somigliante ad una scala adagiata, ove i pioli costituiscono i

posatoi che sostengono i corvidi prima di scendere all’interno della stessa, attirate da

idonea pasturazione o richiamo vivo.

2. Impiego di uccelli rapaci da parte di falconieri autorizzati.

3. Abbattimento con l’utilizzo del fucile.

SOGGETTI COINVOLTI E LORO COMPITI

Controllo e coordinamento:

Ufficio per la fauna selvatica della Struttura flora, fauna, caccia e pesca: supervisione

dell’attività di controllo, rilascio delle autorizzazioni e relative istruttorie, organizzazione dei

corsi di abilitazione per gli operatori coinvolti, verifica dell’efficacia dei metodi utilizzati.

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Attuazione:

1. stazioni periferiche del Corpo forestale della Valle d’Aosta:

coordinamento e attuazione, all’interno del territorio di competenza, di tutte le attività

di controllo delle specie, effettuazione degli abbattimenti con il fucile; le operazioni

sono coordinate sul territorio in base alle disposizioni impartite dal Comando centrale

e dalla Struttura Flora, fauna, caccia e pesca.

2. personale della società aeroportuale, proprietari e conduttori dei fondi

ricompresi nei territori interessati dal Piano di controllo e cacciatori esperti:

utilizzo e gestione delle gabbie, effettuazione degli abbattimenti con il fucile;

3. falconieri autoorizzati:impiego di uccelli rapaci.

MODALITA’ OPERATIVE

I cacciatori esperti, il personale della Società aeroportuale e i proprietari e i conduttori dei fondi

interessati dai danni partecipano alle operazioni di controllo numerico a titolo prettamente

volontario e senza oneri a carico dell’Amministrazione regionale.

Essi devono essere in possesso di autorizzazione nominativa e/o apposito tesserino individuale

di riconoscimento, rilasciati dalla Regione a seguito di frequentazione e superamento di esame

finale di specifico corso di formazione.

Gabbie-trappola

Al fine dell’utilizzo esclusivo e responsabile delle gabbie di cattura da parte dei citati

collaboratori, sono predisposte apposite schede personali di “Protocollo di utilizzo delle

gabbie-trappola” da sottoscrivere a cura del collaboratore preposto.

Prescrizioni e norme generali per l’utilizzo delle gabbie-trappola. Prescrizioni e norme

generali per l’utilizzo delle gabbie-trappola.

a) Attivazione delle trappole con richiamo vivo o con esca alimentare.

b) Controllo giornaliero delle trappole (disinnescare sempre tutte le trappole se il giorno

seguente non sono possibili i controlli).

c) Pronta liberazione nel luogo stesso di cattura degli animali eventualmente intrappolati,

non appartenenti alla specie bersaglio, con particolare riferimento ai rapaci.

d) Soppressione dei corvidi catturati mediante tecniche eutanasiche in luogo appartato.

e) Compilazione del rendiconto di abbattimento.

f) Sostituzione saltuaria dei richiami vivi.

Uccelli rapaci

L’impiego di uccelli rapaci, sia per l’allontanamento che per l’abbattimento dei corvidi, è

consentito solo da parte di falconieri autorizzati.

Abbattimenti con fucile

Gli abbattimenti con fucile possono essere effettuati dal personale del Corpo forestale della

Valle d’Aosta, da cacciatori esperti e dai proprietari e conduttori dei fondi interessati dai danni

in possesso di porto d’armi per uso caccia.

Nelle aree, ove le norme di sicurezza non permettono l’utilizzo delle armi da fuoco, gli

operatori intervengono con l’impiego del fucile caricato a salve.

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LIMITI TEMPORALI DI INTERVENTO

Abbattimenti con il fucile: dal 1 giugno al 30 settembre di ogni anno per le specie ghiandaia,

cornacchia nera e cornacchia grigia nelle aree con danni alle colture agricole.

Utilizzo di gabbie trappola e di uccelli rapaci: tutto l’anno all’interno dell’area aeroportuale per

le specie cornacchia nera, cornacchia grigia e gazza.

NUMERO MASSIMO ESEMPLARI PRELEVABILI

600 ghiandaie all’anno.

300 animali (gazze, cornacchie nere, grigie e/o ibridi) all’anno.

DESTINAZIONE DEI CAPI ABBATTUTI

I capi abbattuti sono consegnati all’Amministrazione regionale che provvederà al loro

smaltimento a norma di legge, previa l’eventuale effettuazione di analisi sanitarie e rilievi

morfologici e statistici.

 

Silvano Toso Coordinatore Commissione Tecnica da una definizione di che cosa è la Falconeria

La falconeria è una modalità di caccia che prevede l’utilizzo di rapaci addestrati per la cattura di prede selvatiche nel loro ambiente naturale. A questa definizione si attengono, nello spirito e nella pratica, i soci dell’Unione Nazionale Cacciatori Falconieri (UNCF). La falconeria come sopra definita si distingue nettamente dalle attività che utilizzano rapaci per altri scopi pur servendosi di tecniche in parte da essa mutuate, come la detenzione per scopi amatoriali, l’allevamento, le esibizioni di volo e le manifestazioni pubbliche, il controllo delle specie considerate dannose.
I princìpi generali ed il codice di comportamento seguiti dai soci dell’UCNF sono lo scrupoloso rispetto delle norme che regolano l’acquisizione, il possesso e l’utilizzo dei rapaci nell’attività venatoria ed il perseguimento delle buone pratiche relative al benessere dei rapaci detenuti.
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Festival internazionale della Falconeria Abu Dhabi 2014

Si è svolta lo scorso dicembre una delle più grandi manifestazioni mai organizzate sulla Falconeria: il Falconry Festival. Questo evento, che ha raggiunto la sua terza edizione, ha avuto luogo nella splendida cornice degli Emirati Arabi Uniti, sotto l’alto patrocinio di sua altezza Khalifa Bin Zayed Al Nahayan, Emiro di Abu Dhabi, e con l’organizzazione del dott. Nick Fox, una delle massime autorità nel campo della falconeria, famoso per il suo manuale “Understanding the Bird of Prey” ,recentemente tradotto anche in italiano, oltre che per il suo centro di riproduzione di rapaci.
Il festival ha visto come partecipanti circa 800 delegati da più di 80 nazioni del mondo, che si sono riuniti in un clima di assoluta armonia per celebrare la loro passione: la Falconeria, infrangendo ogni tipo di barriera sia politica che religiosa.La manifestazione era suddivisa in due parti ben distinte.
Abbiamo trascorso i primi giorni nel deserto, a circa 100 km dalla città di Abu Dhabi, una esperienza davvero unica che ha permesso di sperimentare la vita spartana dei beduini e ha fatto godere sia delle bellezze sia delle insidie del deserto. Tutti gli uomini sono uguali davanti al deserto, anche lo stesso sceicco ,uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, la sera si univa a noi e come tutti intonava canzoni del deserto davanti al fuoco, mentre beveva il tipico caffè.
La giornata comincia presto, già alle sei della mattina l’accampamento, che ospitava circa 600 persone era in piena attività, e non solo per poter usare la poca acqua a disposizione, ma soprattutto per vedere i primi voli di falchi che avevano come protagonisti modellini di aerei, ed un prototipo di Houbara che è stato ideato e sperimentato per la prima volta proprio in questa occasione. Ovviamente c’erano anche voli più tradizionali al logoro o alla traina se parliamo di falchi di Harris e aquile.
La qualità dei voli non sempre era elevata: questo ovviamente ci fa capire che tutto il modo è paese e la perfezione non esiste da nessuna parte, neppure in uno dei paesi più ricchi… Le giornate trascorrevano molto veloci tra voli di falchi, conferenze e molti momenti conviviali tra i vari partecipanti. Per fare in modo che nessuno potesse annoiarsi ogni giorno ciascuno poteva scegliere un programma diverso: chi voleva stare tranquillo poteva passare la giornata a vedere i voli; chi voleva aggiornarsi ed imparare cose nuove poteva partecipare alle conferenze che duravano tutto il giorno ed avevano temi diversissimi tra cui “La robotica in falconeria”, tema molto innovativo, oppure “Caccia in Pakistan con gli Astori”, tema molto più legato alla tradizione; tutte queste conferenze si svolgevano in un enorme tenda allestita appositamente per questa funzione con tanto di maxi schermo e l’immancabile aria condizionata.
I più avventurosi invece hanno partecipato a un uscita pomeridiana a dorso di “camel” (in realtà erano dromedari) per seguire la caccia fatta ancora in modo tradizionale sulle Houbara, ovviamente erano Houbara di rilascio perché in quel periodo le poche rimaste in natura erano già migrate in Pakistan, senza contare che la caccia negli Emirati è proibita. Infatti tutto il perimetro di caccia era una riserva privata recintata di circa 21km per 20km. Chi non è amante dei cammelli, poteva scegliere l’opzione di caccia alle lepri a piedi seguendo i Saluki.
Ovviamente noi non ci siamo assolutamente fatti mancare l’esperienza dei cammelli, che è stata indimenticabile, anche se dopo circa cinque ore ci ha lasciati un poco provati. Il giorno seguente invece abbiamo scelto il “ritorno alla civiltà”  godendoci una visita alla città di Abu Dhabi in particolare alla grande Moschea, che è veramente una perla della città.
Lasciataci la moschea alle spalle abbiamo visitato l’Abu Dhabi falcon hospital, l’ospedale dei falchi sicuramente più all’avanguardia del mondo ed infine ci siamo lasciati andare ad un po’ di shopping in uno degli immensi Mall della città, per poi ritrovare un po’ di sobrietà ad una tradizionale festa in onore dello sceicco. La sera siamo ritornati all’accampamento, anche se non avremmo passato ancora molto tempo nel deserto, infatti presto ci saremmo trasferiti proprio nella città di Abu Dhabi  per la seconda parte del festival.
Gli ultimi quattro giorni sono trascorsi in centro ad Abu Dhabi, dove si è svolta la parte di festival aperta al pubblico; in particolare una giornata dedicata ai bambini e alle scuole ci ha permesso di incontrare moltissimi bambini, nativi di ogni parte del mondo, davvero incuriositi ma tutti accumunati da un’estrema educazione, che ci ha fatto intendere come l’istruzione sia un’altra eccellenza degli Emirati.
La manifestazione ha avuto come location un centro sportivo all’avanguardia chiamato Khalifa Park; sarebbe ovviamente ridondante raccontarvi quanto sia attrezzato e splendido, dato che come avrete ormai capito il vero pallino degli arabi è quello di eccellere in tutto. Durante l’esposizione ogni nazione aveva un suo stand a forma di tenda, nel quale venivano esposte foto, attrezzature e molto altro inerente alla falconeria, fatta in modo tradizionale. Oltre alle singole nazioni era immancabile lo stand della IAF che primeggiava non solo per la sua grandezza, ma soprattutto perché fungeva da punto d’incontro un po’ per tutti gli amici falconieri degli altri vari stand, oltre ad un padiglione tutto dedicato all’arte dove hanno riscosso grande successo le sculture made in Italy di Riccardo Vella, così come i cappucci di Giancarlo Pirrotta, che sono andati praticamente a ruba nello stand italiano.
Ogni sera a conclusione della giornata tutte le nazioni sfilavano in un’imponente parata che aveva come scopo quello di mostrare gli abiti tipici e varie peculiarità nazionali, ma soprattutto di creare un clima di armonia tra le varie nazioni e far passare il messaggio di come la falconeria possa unire culture e popoli che nulla hanno in comune. Questo infatti è il significato profondo del festival della falconeria e sarebbe molto bello che tutti lo ricordassero anche qui in Italia: la falconeria che unisce non che divide!
Durante la giornata oltre a poter visitare gli stand delle nazioni più disparate  si poteva anche assistere a dimostrazioni di volo con aquile, e falchi, era infine presente anche un’area tutta dedicata allo shopping, dove si poteva trovare ogni tipo di attrezzatura di falconeria. In conclusione a questo breve articolo vorrei ricordare i nomi delle persone, molte delle quali iscritte all’UNCF, che hanno formato la delegazione italiana durante questo evento davvero indimenticabile: Patrizia Cimberio, Roberto Mazzetti, Giacomo di Ciocco, Daniele Miconi, Riccardo Vella, Roberto Bonfante e il sottoscritto come falconieri; erano presenti inoltre due fotografi: Massimiliano Sticca, Ilaria Rupil, e due altri appassionati, Erica Vella e Alice Falzea. (Andrea Villa)

DA FAO E CIC UN INVITO E UNA APERTURA ALL’USO SOSTENIBILE DELLE AREE PROTETTE

L’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e il Consiglio internazionale della caccia e conservazione della fauna selvatica (CIC) hanno tenuto un incontro sul tema “Aree Protette e Caccia e Pesca sostenibile” nell’ambito del Congresso Mondiale dei Parchi dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a Sydney, in Australia.

Nel passato le popolazioni locali sono state spesso escluse dalla fruizione delle aree protette e questo ha reso difficile o impossibile per loro accettarle perché si sono viste costrette a lasciare le loro terre e private della possibilità di raccogliere adeguate risorse naturali rinnovabili. Tuttavia, i tempi stanno cambiando e le preoccupazioni e le esigenze delle popolazioni locali stanno iniziando a ricevere l’attenzione che meritano. Una parte di queste preoccupazioni è il diritto di prelevare in modo sostenibile pesce e fauna selvatica all’interno delle aree protette e intorno ad esse.

La sessione congiunta FAO – CIC è iniziata con un discorso del Consigliere del Ministro dell’Ambiente dell’Estonia, Hanno Zingel. Nel suo discorso Zingel ha parlato dell’importanza di considerare i bisogni e le aspirazioni delle popolazioni locali nella pianificazione delle aree protette e ha fornito una panoramica della legislazione in materia di caccia e pesca nelle aree protette in Estonia, dove sono ammesse entrambe le attività in alcune categorie di aree protette e in condizioni specifiche.

Successivamente la sessione ha esaminato il ruolo della caccia e della pesca nella pianificazione e gestione delle aree protette, evidenziando come tali attività potrebbero sostenere lo sviluppo della comunità locale, come la corretta gestione è in grado di mantenere l’habitat della fauna selvatica e fornire quindi una fonte preziosa di alimentazione per essa. Quattro rappresentanti da tutto il mondo, ognuno con competenze sull’uso sostenibile di pesce e/o fauna selvatica, hanno discusso questi problemi e hanno risposto alle questioni sollevate.

Il primo, Colgar Sikopo dalla Namibia ha evidenziato che se la caccia e la pesca sono ben gestite in alcune o tutte le categorie delle aree protette IUCN, possono essere ammesse come un diritto fondamentale per le persone che vivono all’interno e intorno a queste aree protette. Scott Dowd ha poi illustrato l’esempio brasiliano per documentare come la caccia e la pesca entro e intorno alle aree protette aiuti a fornire reddito per la popolazione locale e ad acquisire le finanze per la gestione delle stesse.

A seguire è stato presentato da Merlijn Van Weerd e Marites Gatan-Balbas l’esempio delle Filippine su come i benefici percepiti dai gestori delle aree protette e da coloro che le regolano corrispondano a quelli delle comunità locali. Infine, il finlandese dottor Madeleine Nyman ha mostrato ciò che, secondo le sue esperienze, sono state le principali differenze tra gli impatti sulla biodiversità, positivi e negativi, della caccia e della pesca sostenibile nelle aree protette rispetto ad altre attività ricreative in questi settori.

Un interessante e vivace dibattito ha avuto luogo successivamente alle presentazioni. Sulla caccia e la pesca nelle aree protette, che sono un argomento controverso in sé, la sessione ha comunque fornito il materiale utile per porre quesiti interessanti ma anche per chiarire alcune questioni.

In conclusione, premesso come non sia semplice trovare un’unica soluzione, si è concluso che la caccia e la pesca sostenibile, anche attraverso la falconeria, nell’ambito della gestione delle aree protette, hanno la capacità di incrementare i mezzi di sostentamento e le culture, aumentare la sicurezza alimentare, generare reddito, mantenere numeri della fauna selvatica all’interno della capacità di carico ecologica e sociale dell’ambiente e costruire il supporto locale fondamentale per la conservazione della biodiversità e degli habitat.

 

Fonte: FIDC

Risposta del Corpo Forestale dello Stato alla nostra lettera

Riportiamo di seguito la gentile risposta del Corpo Forestale dello Stato alla nostra lettera del 18/11/2014:

Gentile Bonacini,
come la Sig.ra Cimberio le avrà certamente detto il CFS svolge al proprio meglio un compito istituzionale, pur essendo sottoposto a quotidiane sollecitazioni dalle parti più disparate ed estreme della società, dei fenomeni illegali che ci troviamo a contrastare.
In questa azione non abbiamo mai disdegnato ne evitato, semmai il contrario, nessun tipo di interazione o relazione che possa servire ad ascoltare istanze o raccogliere elementi utili per svolgere il lavoro che siamo chiamati a svolgere. Che provenga da singoli, ma ancor di più da enti o associazioni che rappresentano l’impresa, il mondo ambientalista e animalista, i cacciatori, i fruitori comunque dell’ambiente in tutte le sue declinazioni.
Pertanto siamo disponibili ad ascoltare eventuali proposte o raccogliere istanze che interessino questo variegato mondo degli amanti dei rapaci e della falconeri nello specifico.
Pertanto siamo disponibili ad un incontro interlocutorio in qualsiasi momento.

Grazie

Marco FIORI