Storia

LE ORIGINI

Le radici della Falconeria sono talmente lontane che è difficile individuarne con esattezza la cronologia.
Di sicuro nelle epoche più recenti, dal Medioevo in poi, in qualsiasi cultura sociale evoluta gerarchicamente, la Falconeria è sempre stata praticata dai ceti più abbienti, arrivando persino in certi periodi, ad essere permessa soltanto ai governanti ed alle classi dirigenti.
E’ noto che in alcuni regni europei del Medioevo l’utilizzo dei rapaci per la caccia era rigorosamente regolamentato e concesso alle fasce sociali più nobili e gli uccelli potevano essere utilizzati rispettando il rango a cui erano abbinati.

UN FALCO PER UNO…

L’imperatore aveva l’esclusiva dei falconi più nobili (girfalco, pellegrino, aquila reale), le classi di nobili, in successione, potevano utilizzare gli altri falchi (sacri, lanari, astori etc) fino ad arrivare alle nobili dame che usavano i piccoli rapaci (lodolaio, sparviere, smeriglio) ed ai prelati, anche loro relegati nelle piccole proporzioni.

Nessun altro poteva utilizzare falchi per la caccia.

Poiché in quei tempi gli animali selvatici erano, come tutto il resto, di proprietà del sovrano, i falchi in modo particolare venivano tutelati e protetti, per poter essere disponibili alla corte.

Quindi il furto di falchi dai nidi o la loro cattura o ancor più l’uccisione, venivano puniti con pene severissime, in alcuni casi recidivi con la pena capitale.

L’INVOLUZIONE

Soltanto in epoche successive, dal 1.300 in poi, la falconeria perse queste caratteristiche fortemente elitarie ed al tempo di Dante (falconiere anch’esso…) i nobilotti, ancorché decaduti, potevano praticare la falconeria senza problemi, se ne avevano la passione.
Immaginare la falconeria ai tempi di Federico II di Svevia, cioè all’inizio del 1.200, è opera dura, se non ci si astrae completamente dalla visione del territorio, della tecnologia e della cultura di oggi.

Innanzitutto il Sovrano aveva una schiera di portatori e di battitori di decine di persone completamente a sua disposizione.

In secondo luogo i territori di sua proprietà si estendevano a perdita d’occhio. Non esistevano animali “protetti” e nessuno poteva cacciare la selvaggina del Sovrano, per cui la quantità di animali cacciabili era esageratamente maggiore rispetto ad oggi.

I contadini praticavano il bracconaggio per sfamarsi, rischiando la vita, ma le prede ambite erano i cervidi o gli animali di grossa mole per cui valeva la pena rischiare, certamente non gli uccelli, difficili da catturare (non esistendo la polvere da sparo) e di poca resa alimentare.

Non servivano neppure i cani da ferma o da cerca, i battitori, tanti e praticamente gratuiti, erano molto più efficienti.

UNA DISCIPLINA NON PER TUTTI…

Se un falco si allontanava e lo si perdeva di vista, non esistendo la moderna telemetria, la ricerca si svolgeva a vista utilizzando squadre di servi che dovevano ritrovare il falcone con ogni mezzo. Le campagne circostanti venivano allertate e tutti i contadini si dedicavano a questa operazione di recupero.

Il fortunato che ritrovava il falcone perso, riceveva una ricompensa ambitissima direttamente dal sovrano.
Si consideri che all’epoca riuscire ad avere un girifalco bianco, alla corte di Federico II, cioè in Sicilia, significava mandare in Islanda o nell’estremo Nord d’Europa una spedizione di esperti, che impiegava mesi per andare, catturare o acquistare magari una ventina di soggetti, trasportarli per altrettanti mesi attraverso l’Europa fino alla Sicilia, sani ed in buone condizioni per poter essere addestrati. Chi altro poteva permettersi questo, oltre al sovrano?
Nel XVIII e XIX secolo in Europa la falconeria andò gradualmente verso un fase di declino, fino alla sua quasi scomparsa all’inizio del XX secolo, nel periodo antecedente la Prima Guerra Mondiale.

Una lenta ripresa cominciò dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando nel Nord Europa ed anche negli U.S.A. qualche appassionato cominciò a praticarla nuovamente ed a diffonderla.
Negli anni del boom economico e dei pesticidi, il Mondo occidentale cominciò a conoscere il fenomeno del “protezionismo ambientale” e dell’”animalismo”, concomitante con la più grave e pesante opera di inquinamento ambientale che l’uomo occidentale avesse mai operato in modo massivo, con tutte le ripercussioni che ben conosciamo sulle attività venatorie, falconeria compresa.
Ma questa è storia recente e speriamo ormai assimilata e terapeutica…