Legislazione

Dopo secoli di persecuzione da parte di chiunque (falconieri esclusi…), perché considerati predatori in diretta concorrenza con l’uomo, gli uccelli rapaci furono ufficialmente riconosciuti animali da proteggere su tutto il pianeta.

Era il 3 Marzo del 1973, a Washington. Questo “accordo”, stipulato fra decine di paesi di tutto il Mondo, venne chiamato Convenzione di Washington o meglio Convention on International Trade in Endangered Species (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione), conosciuta semplicemente come CITES.

Da allora tutti i paesi convenzionati hanno emesso una miriade di modifiche e migliorie che sarebbe quasi impossibile considerare nella loro totalità sino ad oggi. Si può tranquillamente affermare che la legislazione in materia di protezione è stata concepita in modo così frazionato e complicato da creare problemi sia a chi voglia detenere o allevare gli animali protetti, che a chi ha il compito di effettuare i controlli su queste attività. I meno penalizzati sono sicuramente i bracconieri, che, non curandosi delle leggi, non risentono neppure delle loro complicanze.

Prima di parlare seriamente delle leggi, mi sovviene il ricordo di quando, nel 1992, all’entrata in vigore della Legge 150/92 che stabiliva che era necessario denunciare al Corpo Forestale dello Stato la detenzione di qualsiasi animale incluso nelle appendici della CITES ed i suoi DERIVATI, si verificò che migliaia di persone in tutta Italia si ritrovarono a fare la fila davanti agli uffici del CFS per denunciare il possesso del pettine di osso di tartaruga, del pianoforte con i tasti di avorio o del braccialetto di peli di elefante… con grande disagio anche per gli agenti preposti a questa mansione.

Tornando alla “CITES”, questa convenzione detta le norme internazionali di protezione delle specie a rischio nel Mondo. A livello di Comunità Europea gli ordinamenti attualmente in vigore che regolamentano la detenzione ed il commercio delle specie che interessano i falconieri sono il Reg CE 338/97 ed il Reg CE 1808/01.

La legge italiana (Legge 150/92 e successive modifiche con la Legge 59/93 e Decreto Legislativo 275/01) ha definito specifiche sanzioni per le violazioni alle disposizioni comunitarie ed ha creato norme particolari per la detenzione e la riproduzione degli animali in cattività e per la detenzione, lo spostamento e la morte degli esemplari selvatici.

Le maggiori confusioni vengono fatte proprio nella distinzione che fanno le leggi fra esemplare selvatico ed esemplare nato in cattività.
Oggi per esemplare selvatico s’intende un animale nato in natura o di prima generazione con almeno uno dei genitori selvatico. In alcuni paesi è previsto dalla legge il prelievo regolamentato di esemplari selvatici che vengono poi inanellati e muniti di documentazione CITES, ma sono soggetti a particolari restrizioni:

si riconoscono perché hanno nella casella n. 9 del CITES la lettera W (wild) o la F.
non possono essere spostati dal luogo di custodia specificato nella casella n. 1 del CITES, se non per urgenti motivi (p.e. veterinari) previo autorizzazione dell’ufficio CITES competente con emissione di un altro certificato con il nuovo indirizzo di custodia.
In caso di morte bisogna dare comunicazione all’ufficio CITES di competenza.
Vengono considerati esemplari riprodotti in cattività gli animali nati da genitori entrambi nati in cattività anche di prima generazione . Questi animali anche se appartenenti all’allegato A del Reg 338/97 vengono assoggettati alla disciplina prevista per l’allegato B. Alcuni falchi (come gli Harris’ hawk (Parabuteo Unicinctus)) non necessitano neppure dell’inanellamento perché sono in appendice B, anche se l’UNCF consiglia di inanellare sempre, se non altro per riconoscere i falchi di un allevatore dall’altro.
Naturalmente è molto più semplice acquistare, detenere ed allevare esemplari riprodotti in cattività ed infatti la totalità dei falchi utilizzati in falconeria rientra nella categoria degli esemplari riprodotti in cattività. È quindi molto importante controllare all’atto dell’acquisto di un falco che nel CITES, alla casella n.9 (10 per i vecchi certificati) ci sia la lettera C o D (non la W o la F). Gli esemplari riprodotti in cattività si possono detenere, spostare, vendere senza nessuna comunicazione all’ufficio CITES territoriale, non è necessario denunciarne il decesso, ne’ restituire il CITES all’autorità. Se non si esercita un’attività commerciale non c’è bisogno di alcuna registrazione. È comunque sempre indispensabile riferirsi anche alle Leggi regionali in materia di detenzione, allevamento e utilizzo venatorio. Per chi alleva con riproduttori nati in cattività è obbligatorio denuciare la nascita dei piccoli entro 10 giorni dalla schiusa (L.59/93) e marcare i piccoli con uno dei sistemi indicati dal Reg. CE 1808/01 (anelli inamovibili privi di interruzioni e fabbricati industrialmente applicati alla zampa prima che questa sia completamente sviluppata o in alternativa radiosegnalatori a microcircuito non modificabile numerato individualmente e conforme alle norme ISO 11784:1996(E) e 11875:1996(E)). Questa comunicazione di avvenuta nascita deve essere fatta sia per gli esemplari di appendice A che per quelli di B (anche se per questi ultimi non c’è obbligo di marcaggio).
Se l’allevatore non intende avere dei ricavi con la commercializzazione dei soggetti nati, non ha nessun altro obbligo verso la legge e potrà detenere, cedere a scopo gratuito di donazione o comunque perdere il possesso degli animali senza beneficio economico, senza il bisogno di alcuna documentazione. In caso di richiesta da parte degli organi competenti, il possessore di questi animali è obbligato a dimostrarne le lecita provenienza.
Chi desidera commercializzare i falchi deve anche richiedere al CFS e compilare il Registro di detenzione introdotto dal D.M. 8 Gennaio 2001 e previsto dalla L.150/92. Questo registro deve essere tenuto anche da chi detiene esemplari avuti in affidamento da parte di enti pubblici o provenienti da sequestri.
L’allevatore che voglia commercializzare i soggeti da lui prodotti deve inoltre richiedere i certificati al servizio CITES competente nella sua regione (non più all’ufficio centrale di Roma). Il CFS può richiedere di effettuare l’esame del DNA sui genitori e sulla prole. Ad oggi i prelievi vengono fatti dal CFS e gli esami vengono effettuati dall’INFS. I risultati vengono poi esaminati da una commissione che dà o nega il benestare per l’emissione dei CITES.
Questa trafila è teoricamente valida per tutti i paesi della CEE e normalmente accade che andando a comprare falchi all’estero si trovino falchi di 5-6 settimane già “corredati” di CITES, come dovrebbe essere. Mentre in Italia è un po’ diverso.
In Italia i CITES per i falchi nati a Maggio, vengono consegnati, quando va bene, a Ottobre! Vuoi per i prelievi, vuoi per i controlli, per la commissione che va in ferie o che viene rinnovata, per il passaggio dei documenti da una sede all’altra, eccetera, sta di fatto che gli allevatori italiani spesso non riescono a cedere i falchi muniti di CITES se non dopo l’estate e questo fatto favorisce l’acquisto di falchi all’estero. È pertanto consigliabile per gli allevatori fare domanda di CITES e di esame del DNA subito dopo aver fatto la comunicazione della nascita avvenuta, in modo tale da accelerare i tempi.
È anche auspicabile che le strutture dello Stato favoriscano le pratiche di regolarizzazione dei falchi nati. Questo non significa non fare i controlli dovuti, ma semplicemente farli in tempi decenti. Tanto si è fatto per mettere in chiaro che non si devono prevaricare le leggi, ora che le leggi sono praticamente impossibili da prevaricarsi sarebbe buona cosa dare maggiore soddisfazione a chi le vuole (districandosi faticosamente nella selva di leggi e decreti…) rispettare. Così come viene fatto all’estero. Altrimenti, come spesso accade, rimarremo sempre il fanalino di coda, immeritatamente.
L’Italia era uno dei paesi a cui erano state tirate un po’ le orecchie dalla Commissione internazionale della CITES, qualche anno fa, per il ritardo nella formalizzazione dei decreti comunitari, ci pare però che, per voler recuperare, adesso si sia andati un po’ oltre. Perseguire chi delinque non deve significare anche la penalizzazione di chi vuole rispettare la legge.
Per quanto riguarda la legislazione riguardante l’utilizzo dei falchi a caccia la normativa che fa testo è la Legge quadro 157/92 che include il falco nei mezzi di caccia consentiti, con gli stessi obblighi del fucile e dell’arco. Naturalmente in ogni regione vale poi la legislazione regionale di recepimento della L. 157/92.
Ultimo dovere legale da parte del falconiere sono le leggi regionali relative agli aspetti veterinari della detenzione di animali in cattività. È necessario informarsi presso le ASL di ogni comune se e quali normative ci siano localmente riguardo questo aspetto.
Infine, un’importante annotazione riguarda le importazioni in Italia dall’estero. Se si importa della CEE non è necessario avvisare nessuna autorità o richiedere documentazioni particolari che non siano il documento CITES. Non è più necessario pagare l’IVA ne’ tantomeno “sdoganare” i falchi. Le importazioni da paesi fuori dalla CEE devono essere preventivamente autorizzate dal Corpo Forestale dello Stato previo esame dei CITES.
Negli ultimi anni è successo diverse volte che in qualche aeroporto qualche agente del CFS richiedesse il PORTO D’ARMI a chi andava a ritirare falchi importati dall’estero, adducendo la motivazione che la detenzione dei falchi è subordinata all’utilizzo dei falchi a caccia (essendo un mezzo di caccia riconosciuto dalla L. 157/92) e che quindi debbono essere detenuti da persone munite di licenza di caccia. La normativa commerciale per l’importazione e la detenzione dei falchi è identica a quella di qualsiasi animale ornamentale o esotico e non parla di porto d’armi. La licenza di caccia, riguardo i falchi, è indispensabile soltanto per l’esercizio venatorio, non per la semplice detenzione. Gli altri mezzi di caccia riconosciuti dalla L. 157/92 (fucili ed archi, cioè armi vere e proprie…) si possono detenere senza porto d’armi (“detenere” non significa “utilizzare”…), dove è scritto che non si può detenere un falco regolarmente importato e munito di CITES, senza usarlo per la caccia?