Astore (Accipiter gentilis)

L’astore (Accipiter gentilis), viene considerato la “tigre” dei boschi europei. Le sue ali corte e larghe, la coda lunga e dall’ampio ventaglio, sono gli strumenti necessari a garantire ampia manovrabilità tra i fitti rami del bosco per ottimizzare al meglio gli spazi di manovra. In natura è schivo, tanto da risultare difficoltosa una concreta stima degli effettivi. Non di rado viene scovato, soprattutto nei freddi inverni, attorno alle piccionaie alla ricerca di giovani colombi sprovveduti. Vive soprattutto in boschi fitti ma vicini ad ampie radure, dove capita spesso che vada a completare i suoi avvincenti inseguimenti. Le prede preferite dall’astore sono, sia uccelli dalla dimensione del merlo fino alla ghiandaia che lepri e conigli selvatici. In particolari ambienti anche gli anatidi fanno parte della sua gamma alimentare. Infatti in inglese Astore si dice Goshawk: Gos (da goose)=anatra e hawk=falco. In falconeria l’Astore rappresenta un classico, sia per istinto predatorio che per versatilità di prede. E’ adrenalina allo stato puro. I territori di caccia ai quali ben si presta sono sia i boschi per la caccia di pianta in pianta, sia le zone aperte con inseguimento “a cul levè” dal pugno del faalconiere. Diversi sono gli ausiliari considerati idonei alla caccia con l’astore: dallo springer al breton, dal pointer al bracco. La caratteristica che rende unico l’astore è lo “yarak”, lo stato di eccitazione che li contraddistingue prima e al termine della cacciata, indice inconfondibile della trance agonistica del rapace.

 

Articolo redatto da Iacopo Stefanini

Falco Pellegrino (Falco Peregrinus)

Il Falco Pellegrino (Falco peregrinus) è diffuso in tutto il Mondo con diverse sottospecie che hanno caratteristiche morfologiche Pellegrino e comportamentali affini, ma non identiche.

Le più allevate sono il F. p. Peregrinus in Europa, il F.p. anatum ed il F.p. pealei in America e Canada.

Altre sottospecie allevate in cattività sono il F.p. brookei, il F.p. babilonicus, il F.p. tundrius e il F.p. calidus.

In genere il Pellegrino è un falco abbastanza tranquillo in voliera e molto aggressivo in volo nei confronti della selvaggina da piuma. Queste due caratteristiche lo hanno da sempre fatto preferire agli altri come falco da caccia di alto volo.

L’alto volo è rivolto esclusivamente alla predazione di uccelli e prevede che il falco voli più alto possibile e che aspetti il passaggio della preda alata sotto di lui, colpendola in picchiata. Questo è lo stile del Pellegrino anche in natura.
Il Pellegrino a terra non attacca quasi mai, soprattutto perché a piedi è goffo e poco agile con le zampe. Inoltre le sue ali lunghe e relativamente strette e il suo carico alare elevato non gli consentono uno scatto veloce partendo da terra. Per cui se un uccello si butta a terra o su di un tetto, di solito il Pellegrino, dopo aver fatto alcune “passate” veloci per cercare di agganciare la preda, abbandona l’attacco e si rimette in alto volo, aspettando un’altra occasione. Anche l’inseguimento “alla coda” non è uno stile di caccia molto utilizzato dal Pellegrino. Normalmente al termine della picchiata, se la preda scarta ed evita l’aggancio, il Pellegrino rimonta velocemente sfruttando la spinta della prima picchiata e si ributta sul fuggitivo in un secondo tentativo, più lento.
Se anche questo fallisce, si verifica un inseguimento ad ali battute che di solito dura qualche centinaio di metri e poi s’interrompe. Il Pellegrino sa che non ha senso sprecare energie in quel tipo di caccia e rimonta per tornare al suo stile più consono.

Falco di Harris (Parabuteo unicinctus harrisi e superior)

 

Il falco di Harris (Parabuteo unicintus harrisi e superior) viene definito “broadwing” (ali larghe) a differenza degli astori “shortwing” (ali corte) e dei falconi “longwing” (ali lunghe) dagli anglosassoni. Fisicamente, è una via di mezzo fra gli astori e le poiane, con pesi simili ( maschi 650 grammi, femmine 950 grammi, peso di volo, in media).

E’ diffuso in America dal sud degli Stati Uniti fino all’Argentina, ove ama le zone semiaride e le boscaglie.
Caccia spesso, ma non sempre, in gruppi in genere imparentati composti da 5-6 uccelli con un piano prestabilito: ci sono gli scovatori, gli inseguitori e i placcatori. Ciò consente loro di ribattere facilmente dal folto il selvatico, e di avere ragione, con agganci multipli, di prede forti come le lepri.

Nel suo habitat, le prede sono conigli, lepri, scoiattoli di terra, ratti, rallidi, quaglie americane, anatre, turdidi. La tecnica di caccia più comune è l’agguato, da un alto posatoio, con un veloce attacco orizzontale, più raramente da sorata e successiva picchiata.

Da noi, i territori più adatti per la caccia con questo falco sono i boschi più o meno fitti, ove il rapace si posizionerà sugli alberi più alti, e seguirà il falconiere e il cane in attesa del frullo del selvatico, molto meglio se gli Harris sono due, seguendo la loro naturale inclinazione alla caccia in gruppo.

Le prede catturabili sono molte : in primis (eccellenza) coniglio selvatico o minilepre, poi gallinelle d’acqua (eccellenza), lepre (meglio due femmine in coppia) (eccellenza), fagiani, starne e pernici (queste ultime meglio il maschio) occasionalmente anatidi, colombi, volpi e caprioli (questi ultimi dopo specifico addestramento).

Per quanto riguarda i cani, premesso che l’Harris ha un innato odio per i cani, dovuto al suo ancestrale nemico, il coyote, o si caccia senza cane, magari con una coppia, di cui uno fa lo stanatore e l’altro il placcatore, o si usa un cane (ben conosciuto e tollerato) dai falchi possibilmente addestrato per la selvaggina da pelo, un bassotto da caccia, un Jack Russel Terrier, al limite uno Springer Spaniel o un Breton, cani che devono spostare o frullare il selvatico a breve distanza.

Le caratteristiche fondamentali di questi falchi sono l’estrema domesticità e obbedienza verso il falconiere, la duttilità a varie forme di caccia, la grande aggressività verso la selvaggina, la notevole intelligenza che li porta a elaborare complesse strategie d’azione, un piumaggio indistruttibile, la possibilità di cacciare in gruppo, la grande resistenza alle malattie e la longevità.

Articolo redatto da Engel Simonelli